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Per il 2026 continuiamo a camminare con la parola delle donne, e scegliamo come titolo una delle immagini più celebri e potenti della poesia di Emily Dickinson: La speranza è la cosa con le piume, scritta nel 1861, uno dei più alti inni alla resistenza dell’anima nella storia della letteratura.
In appena tre strofe, Dickinson affida alla speranza una metafora semplice e potentissima:
un uccellino tenace, invincibile, che si posa dentro di noi e canta anche nella tempesta.
Neppure la landa più desolata o il mare più spaventoso riescono a metterlo a tacere.
Canta senza sosta e non chiede nulla in cambio, neppure una briciola.
Un’esperienza interiore, quella della speranza, che tutte e tutti possiamo riconoscere: quella voce che non si spegne nemmeno nei momenti più difficili. L’uccellino della speranza si sente anche quando non si vede, e quando tutto sembra crollare il suo canto diventa l’unica àncora possibile.
È di questa speranza che non muore che oggi abbiamo bisogno: la speranza che un mondo migliore possa finalmente giungere, un mondo in cui sofferenza, ingiustizia e dolore smettano di colpire le persone più fragili e indifese. La speranza di una società più inclusiva per le nuove generazioni, in cui nessuno sia lasciato indietro e in cui la dignità non sia mai un privilegio, ma un diritto. È questa la speranza che ci chiama oggi alla responsabilità, all’azione, alla cura.